
Studiando per l'esame che sto preparando mi sono imbattuto in un personaggio che ha tanto da insegnare Antoine Chrysostome Quatrèmere de Quincy. Costui fu filosofo, archeologo, ma soprattutto critico d'arte. Fin quì nulla di speciale. Visse nel periodo della rivoluzione francese e contemporaneo di Napoleone, contemporaneo anche delle conquiste di Napoleone e dei saccheggi perpetrati nei confronti dei musei soprattutto italiani.Gia precedentemente la Francia si era arricchita di monumenti italiani grazie all'opera dei re francesi, da Francesco I a Luigi XIV,che comprarono centinaia di quadri e monumenti; ma con Napoleone il Louvre diventò ancora più maestoso. Ma dove sta l'insegnamento di Quincy? Nonostante fosse francese e avesse l'opportunità di vedere i capolavori italiani nei musei francesi, si oppose fermamente a questi saccheggi, e fu fondametale per la legislazione sui beni culturali futuri. Il suo pensiero fu fondamentale anche per la restituzione di quei beni all'Italia dopo la caduta di Napoleone. Sbeffeggiò l'Imperatore così: "Mille cause riunite hanno contribuito a fare dell'Italia una specie di Museo generale, un deposito completo di tutti gli oggetti che servono allo studio delle arti. Questo paese è il solo che possa godere di questo speciale privilegio. dividere equivale a distruggere. Impadronirsi di qualche capolavoro è non solo vergognoso, ma inutile. Non si potranno mai asportare i grandi monumenti, gli affreschi, gli edifici antichi...è il paese che fa parte del museo, anzi che è il museo". Dopo questo messaggio ci furono grosse polemiche in un paese che credeva di aver fatto una grande opera rubando i monumenti altrui, ma ci furono anche grossi cambiamenti e una filosofia diversa nei confronti dei beni culturali. Quincy, uomo coraggioso e molto obiettivo. Viva l'obiettività, la più alta forma di evoluzione....

